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Il 15 aprile 1967 muore Totò: il ricordo di Eduardo, Nino Taranto, Sordi, Pasolini e Lucio Dalla

Totò

District: Campania
Province: Napoli (NA)
Locations:
Date: 2017-04-15

Il 15 aprile 1967 muore Totò: il ricordo di Eduardo, Nino Taranto, Sordi, Pasolini e Lucio Dalla

Totò

Il 15 aprile 1967, cinquant’anni fa, moriva Antonio De Curtis Totò.

Eduardo De Filippo

Sulle pagine del giornale Paese Sera Eduardo De Filippo scrive un ricordo bellissimo:

Erano più colorate le strade di Napoli, più ricche di bancarelle improvvisate di chioschi di acquaioli, più affollate di gente aperta al sorriso allora, quando alle dieci di mattina le attraversavo a passo lesto avevo quattordici anni per trovarmi puntuale al teatro Orfeo, un piccolo, tetro, e lurido locale periferico, dove, in un bugigattolo di camerino dalle pareti gonfie di umidità, per fare quattro chiacchiere tra uno spettacolo e l’altro, mi aspettava un mio compagno sedicenne che lavorava là….

Oggi è morto Totò. E io, quattordicenne di nuovo, a passo lento risalgo la via Chiaia, e giù per il Rettifilo, attraverso piazza Ferrovia. Entro per la porta del palcoscenico di quello sporco locale che a me pare bello e sontuoso, raggiungo il camerino, mi siedo e mentre aspetto ascolto a distanza la sua voce, le note della misera orchestrina che lo accompagna e l’uragano di applausi che parte da quella platea esigente e implacabile a ogni gesto, ogni salto, ogni contorsione, ogni ammiccamento del “guitto”. Do un’occhiata attorno; il fracchettino verde, striminzito, è lì appeso a un chiodo: accanto c’è quello nero. Quello rosso glielo vedrò indosso tra poco, quando avrà terminato il suo numero. I ridicoli cappellini… A bacchetta, a tondino… e nero, marrone, e grigio… sono tutti allineati sulla parete di fronte. ..Manca il tubino: lo vedrò tra poco. Il bastoncino di bambù non c’è: lo avrà portato in scena. E lì, sulla tavoletta del trucco? Cosa c’è in quel pacchetto fatto con la carta di giornale? È la merenda, pane e frittata. E la miserabile musica continua, e la sua voce diventa via via ansiosa di trasportare altrove quella orchestrina, di moltiplicarla. Dal bugigattolo dove mi trovo non mi è dato vederlo lavorare, ma di sentirlo e immaginarlo com’è, come io lo vedo come vorrei che lo vedessero gli altri. Non come una curiosità da teatro, ma come una luce che miracolosamente assume le fattezze di una creatura irreale che ha facoltà di rompere, spezzettare e far cadere a terra i suoi gesti e raccoglierli poi per ricomporli di nuovo, e assomigliare a tutti noi, e che va e viene, viene e va, e poi torna sulla Luna da dove è disceso.

Ora sono travolgenti gli applausi e le grida di entusiasmo di quel pubblico: il numero è finito. Un rumore di passi lenti e stanchi si avvicina, la porticina del bugigattolo viene spinta dall’esterno. Egli deve aprire e chiudere più volte le palpebre e sbatterle per liberarle dalle gocce di sudore che gli scorrono giù dalla fronte per potermi vedere e riconoscere, e finalmente dirmi: ” Edua’, stai cca’! ” E un abbraccio fraterno che nel tenerci per un attimo avvinti ci dava la certezza di sentire reciprocamente un contatto di razza. E le quattro chiacchiere, quelle riguardavano noi due, le abbiamo fatte ancora per anni, fino a pochi giorni fa”.

Più tardi Eduardo tornerà a parlare di Totò in un’intervista a Rai 2

Nino Taranto

Nino Taranto terrà l’orazione funebre ai funerali di Totò: è un discorso commosso e partecipato.

Amico mio questo non è un monologo, ma un dialogo perché sono certo che mi senti e mi rispondi. La tua voce è nel mio cuore, nel cuore di questa Napoli che è venuta a salutarti, a dirti grazie perché l'hai onorata. Perché non l'hai dimenticata mai, perché sei riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso quella cappa di malinconia che l'avvolge. Tu amico hai fatto sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicità, l'allegria di un'ora, di un giorno, tutte cose di cui Napoli ha tanto bisogno. I tuoi napoletani, il tuo pubblico è qui. Ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli l'ultimo esaurito della sua carriera e tu, tu maestro del buonumore, questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Totò, addio amico mio. Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore vuole farti sapere che sei stato uno dei suoi figli migliori e non ti scorderà mai. Addio amico mio, addio Totò.

Alberto Sordi

Alberto Sordi recitò con Totò solo in un film Totò e i re di Roma (1951) di Steno e Mario Monicelli. Lo ricorda così:

Pier Paolo Pasolini

L’incontro di Totò e Pier Paolo Pasolini avviene negli ultimi anni di vita dell’attore, ma è estremamente intenso. Prima il capolavoro Uccellacci uccellini (1966). Poi, nel 1967, La terra vista dalla Luna episodio del film Le streghe e Che cosa sono le nuvole? episodio del film Capriccio all’italiana, girato nel 1967, ma uscito postuma nel 1968. Questi due episodi di Pasolini sono due vere e proprie gemme, che concludono l’attività e la vita del grande attore italiano. In un’intervista Pasolini lo ricorda così:

Lucio Dalla

Infine un’appassionata dichiarazione d’amore di Lucio Dalla per Totò e, attraverso lui, per Napoli.

 

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